Non puoi essere un runner senza sognare di correrla

“Per scegliere di farla bisogna essere folli, ma per non sognarla bisogna essere ancora più folli.” Con queste poche parole Robert Pollhammer descrive la creatura imponente di cui è organizzatore. Giunta già alla dodicesima edizione, la Yukon Arctic Ultra (YAU) è la corsa più estrema al mondo. E’ ingiurioso definirla una maratona perché con le sue 830 miglia rappresenterebbe già un’impresa fuori dal comune e al limite delle capacità umane. Fortunatamente anche per i più determinati questa viene tradizionalmente divisa in tre tappe, 100, 300 e 430 miglia per un totale di giorni razionalizzato e marcato da soste ben definite. Ma dove e quando? Da questi dettagli emergono gli aspetti più incredibili perché nelle tre tradizionali settimane di febbraio gli impavidi runner saranno protagonisti dell’immane impresa attraverso i boschi e le vallate canadesi, dall’Alaska fino alla Groenlandia.IMG_1521-0 Nessuno scherzo, ogni partecipante affronterà i ghiacci, il gelo, le lunghe notti a -44 gradi centigradi, candide montagne e laghi innevati. Al tassativo Gore-tex si aggiungono solamente gli elementi necessari per sopravvivere, accamparsi e reintegrare forze e calorie grazie a cibi selezionati e bevande calde. Dopo circa tre mesi di addestramento, per le conoscenza delle giuste competenze e la migliore condizione atletica, i coraggiosissimi corridori godranno di un equipaggiamento specifico, forte di sistemi avanzati che ne permettano l’uso in condizioni estreme e trasportato “comodamente” in una slitta compatta trainata dagli stessi podisti. Alle fisiologiche fatiche si contrapporrà però lo splendore di paesaggi da era glaciale avvolti dalla bora glaciale e costellati dall’aurora boreale che illuminerà le notti di cammino. Se correre infatti non sarà sempre possibile, una necessità biologica sarà invece rappresentata dal camminare, unico modo per non morire assiderati in un territorio dove il sonno sarà ridotto a circa un’ora ogni ventiquattro.IMG_1523-0 In sintesi ci vuole fegato ma anche tanta abnegazione, Gabriella Monti e Pietro Trabucchi sono i runner italiani che hanno partecipato alla passata edizione raggiungendo il traguardo di 300 miglia. “Un’esperienza unica” commentano entrambi “Non ci si può fermare né bivaccare, la temperatura nella notte scende talmente tanto che è rischioso persino fermarsi a dormire. Ore a volte interminabili, con scenari splendidi ma sempre uguali, che certamente resteranno indimenticabili nella nostra memoria. Durante l’attraversamento del fiume Yukon e costeggiandolo poi per i successivi 65km non puoi permetterti nemmeno di prendere le cose dallo zaino perché tutto si congela, tutto muore assiderato. Nonostante l’abbigliamento il gelo riesce lo stesso a penetrare in ogni strato. Forse la sfida più dura è rappresentata però dall’assenza della stessa segnaletica…” In conclusione, se la Yukon Arctic Ultra già fisicamente rappresenta un’impresa, la sfida maggiore a detta di tutti è il mantenimento della salute psicologica e mentale, messa a dura prova in ogni istante della competizione. Eppure, oltre l’ultimo chilometro ogni ricordo sarà poi così forte da lasciare dentro ogni partecipante il desiderio di ritornare nel deserto del freddo estremo, quello dei silenzi assordanti e dei sonni rubati.

Lorenzo Nicolao (Twitter: @LolloNicolao)

La neve e la corsa, due intime amiche

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Se non lo provi non ci credi, se non osi non sai. A volte è necessario sfidare l’ennesimo ostacolo, l’oltrelimite inimmaginabile del runner qualunque.
Nevica di brutto sulle montagne in inverno, la visibilità è minima, il vento fischia e il freddo regna.
Chiusi in casa da tre giorni per la tormenta, al quarto giorno, miracolosamente di sole, apriamo senza sosta gli armadi.
Siamo in vacanza sulle montagne, lontani da casa e dal nostro guardaroba, anche quello sportivo, il più considerato, il più geloso a volte, quando lo abbandoniamo per altre vesti idonee a differenti attività della vita. Recuperiamo così solo un vecchio paio di pantaloncini estivi e una leggera giacca impermeabile. Le scarpe sportive fortunatamente sono immancabili, ovunque e in qualunque tempo.
Poco dopo siamo già al gelo, perché i runners non conoscono titubanze e quando pensano di andare a correre in realtà non lo fanno, escono di casa e basta, affidandosi al loro istinto e a ciò che l’ispirazione manda loro.
Che dire di una corsa senza sosta a rischio tracheite e con i cristalli di ghiaccio nei polmoni? Pronti per recitare in una nuova realizzazione cinematografica di Frozen oppure degni di questo nome: “runner”.
Perché quello che sembrava impossibile attraverso gli sguardi attoniti di vecchi sciatori e giovani snowboarder non è altro che la consacrazione di chi ha provato a correre dove gli altri sciano, arrampicarsi dove gli altri usano le funivie. Neanche i boschi potranno porci un’adeguata barriera. Se freddo e vento martellano fiato e gambe, la neve oppone ai piedi una dura resistenza. Vincerla non è stata solo gloria, pur con i miseri 7km di questa volta, ma in condizioni estreme. Correre così ha dimostrato che neve e corsa possono riscoprirsi intime amiche, perché ovunque ci sia un ostacolo, lì abita la sfida. Dove abita la sfida, naturalmente non può che cercarvi ospitalità un runner.
La neve.
Se non risulta possibile una danza propiziatoria, almeno ispiriamola attraverso qualche chilometro al mero gelo. Ogni nuovo ostacolo è sempre ben accolto, ricordiamoci di osare sempre, senza timore e rovesciando le nostre pigrizie. Ogni nuova sfida è sempre ben accetta, anche se risiede nell’oltrelimite, perché questa amici miei, è la vera destinazione di ogni runner degno di questo nome.

Lorenzo Nicolao
(Twitter: @LolloNicolao)

Dopo tutto questo la corsa verrà da sé…

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La sveglia suona presto e impietosa, le calde coperte vanno abbandonate, il nuovo freddo di novembre abbracciato nell’istante in cui scendiamo dal letto.
È un nuovo giorno di impegni frenetici e disordinati nonostante l’agenda fanatica di incastri.
Per partire bene è necessario andare a correre. Abbiamo detto troppo, non tutto. Se la colazione ribolle nel pentolino del latte e se con scarso tatto prendiamo i biscotti dalla credenza e li sbattiamo sul tavolo, è normale credere di non poter andare avanti. Tra i soliti pensieri sulla monotonia della routine e il grigiore di una vita comunque piena di cose meravigliose una sola certezza giunge a fondamento delle flebili convinzioni in un oceano di dubbi.
“Devo andare a correre”
Non poi e forse, ma qui ed ora, subito per trovare carica e scaricare nervi e tensioni. Ho un’ora di tempo prima delle attività del giorno, non ci sono dubbi. Una corsa trova risposte, dissipa incognite, elabora ragionamenti. UNA CORSA È LA RISPOSTA.
Così, se da una parte tutto sembra zavorra, un peso da portarsi dietro nella mattina fatta di preoccupazioni, scarsi riflessi e nostalgie, tra l’intorpidimento e la fatica di iniziare, dall’altra una corsa, anche se di pochi minuti, per respirare ossigeno tra il vento e il freddo del mattino nell’oscurità delle strade plumbee e la città assonnate, sarà sempre la risposta migliore per rompere il ritmo, infrangere barriere e cambiare passo nel ritmo della giornata. Il piacere della fatica, il gusto della doccia che lava il sudore, la distensione dei muscoli saranno eloquenti. Perciò se la mattina anche solo camminare ti sembrerà faticoso, allora corri! In fondo dopo tutto questo la corsa non potrà che venire da sé.

Lorenzo Nicolao
(Twitter: @LolloNicolao)

Sulle tracce della dea Igea, di corsa e a ritmo di musica

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L’11 febbraio 2013 nacque quasi per scherzo, come quelle cose con cui ogni tanto ci intratteniamo nel tempo libero, una pagina Facebook chiamata “Le Migliori Canzoni per Correre e Fare Sport”.

https://www.facebook.com/lemiglioricanzonipercorrereefaresport/timeline

Nulla di nuovo, di utenti Facebook ne è pieno il mondo, io volevo solo creare il mio spazio gratuito per gonfiarlo con i miei hobby, i miei svaghi, le mie passioni. A distanza di quasi due anni, Lorenzo Nicolao, uno studente universitario fuori sede, voglioso di conoscere il mondo e di affermarsi nel lavoro, tra le mille difficoltà che sconquassano l’Italia e il mondo, si era accorto di non essere solo. Nessun discorso pseudo esistenziale di quelli che si fanno di solito di fronte alle onde del mare oppure nell’immensità dei vasti panorami di montagna.

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Era intrigante come una pagina “scialla”, direbbero a Roma, e senza grandi pretese potesse assecondare le ambizioni, la volontà, i sogni e il tempo libero di tante persone. Così risorge oggi la volontà di arricchire questa realtà da oltre duemila like (non molti, ma decisamente inattesi) con un blog sulle tracce della dea greca Igea, l’antica dea greca che previene ogni male fisico e psicologico, colei che vivendo immersa nella natura preserva il benessere degli animi e ne acuisce l’ottimismo. Io, e non solo fortunatamente, ho scelto di farlo di corsa e al ritmo di musica, per scacciare lo stress, per prendermi un’ora al giorno di spiritualità nella vita, per esplorare il mondo. Sembra sensazionale eppure chi corre lo sa, con il suo ipod in tasca o sul braccio, con le gambe intorpidite spesso dal freddo dell’autunno e dell’inverno, con la voglia di concedersi un attimo di sublime ignorando il rumore del traffico e la frenesia degli uffici delle città. Quei ritmi che ti distraggono dalla domanda “perché sono qui” o “chi voglio realmente essere nella vita”. In una fugace corsa, per non dire in una maratona, capiamo perché alcune scene del film Rocky siano tanto famose. Non la vittoria sul ring, non gli allenamenti tecnici di pugilato, ma la scalinata di Philadelphia, le corse all’alba e la felpa grigia con il cappuccio. Emozioni sparse come frammenti di un mosaico, ben ordinate tuttavia come le figure di questo, il blog che presento proverà ad essere canale di comunicazione per tutti coloro che al pessimismo rispondono con la vita, agli esami senza fine dell’esistenza rispondono con l’allenamento per affrontarli, alle paure rispondono con la carica e la motivazione. Se anche il coraggio è fatto di paura, dobbiamo provare ad essere il nuovo sentiero, non quello conosciuto. Perché la salute illumina il resto e tutto il resto senza salute appare privato del suo naturale colore. Tutto questo per dire nella pratica che storie, eventi, gallerie fotografiche e tante curiosità raccolte in un blog e distribuite nel mondo 2.0 possono e vogliono fare la differenza, per chi già è alla ricerca di Igea, dea della salute o chi ancora non è cosciente di esserlo. Passando per alimentazione, musica, playlist, sport, cultura, salute, natura e stili di vita sostenibili per il mondo e l’animo umano al dispetto di quel consumo sfrenato che tutto materialmente riduce e spiritualmente affievolisce, quale sarà la tua nota nella sinfonia della vita? Noi abbiamo scelto di correre, perché il mondo va veloce, ma lo facciamo a ritmo di musica, affinché ogni nostro passo non sia privo di ritmo.

Lorenzo Nicolao (Twitter: @LolloNicolao)

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Una filosofia di vita basata sullo sport. Eventi, storie, fotografie e playlist musicali sulle tracce di Igea, dea della salute e del benessere.